Perché mi sono innamorata del Reiki

Ho già affrontato in un altro articolo cos’è Reiki e quali benefici si hanno nel riceverlo e praticarlo. Ho riportato delle citazioni, degli insegnamenti e delle nozioni teoriche tuttavia per comprendere davvero Reiki credo si debba ESSERE Reiki.

Mi reputo una persona sempre desiderosa di imparare e che si appassiona ad un molteplice numero di attività ma stavolta, con Reiki, è stato del tutto differente. E’ stato come ricongiungermi ad una sensazione già conosciuta. E’ stato come aver trovato la pace.

Ho elencato già, come dicevo, i vari benefici di questa pratica ma ho omesso le sensazioni personali.

Sebbene la mia Master abbia ampiamente consigliato di fare Reiki a chiunque decidesse di accettarlo, questo periodo di pandemia ha fatto sì che io potessi operare solo per mio marito ed i miei tre cagnolini. Questo ha precluso la possibilità di conoscere e recepire la differenza tra una persona normale ed una che avesse ricevuto dei Reiju (le attivazioni).

C’è sempre un ma… 🙂

Questo mi ha anche permesso di ascoltare maggiormente le sensazioni. Durante i trattamenti Reiki il “donatore” (quanto non mi piace questo termine!) si presta solo da tramite per inviare l’energia universale al “ricevente”. Non deve far altro. Eppure, in questi mesi, ho imparato a notare le piccole differenze. Effettuando trattamenti Reiki sempre a mio marito ho iniziato ad imparare davvero.

Durante ogni singolo trattamento avverto sempre due costanti:

1) mi si alza la temperatura corporea ed io, che soffro sempre il freddo, inizio a sudare manco fossi in sauna. 2) mi viene un gran sonno. Sono vigile, presente ma mi sento come quando si è a letto poco prima di addormentarsi. Mi sento cullata.

Le piccole varianti che ho percepito sono davvero minime ma abbastanza da farmi comprendere se ci sia bisogno di un momento in più in quella tal posizione. Un esempio sono le spalle sulle quali vengono figurativamente caricate tutte le preoccupazioni, i pesi e le responsabilità. Ecco il tal detto “ho le spalle grosse” = posso sopportare questo peso. Appena ho poggiato le mani ho avvertito la sensazione di nodo alla gola, quello che precede un pianto e la sensazione di voler piangere a mia volta. Non ho detto niente e mi sono soffermata di più in quella zona perché ho capito che lui ne aveva bisogno. Non è magia, non è medicina…semplicemente mi sono lasciata guidare dalle sensazioni e dall’energia universale.

Un altro episodio che mi ha colpita è stata la testa, una delle prime posizioni del trattamento. Tenendo anche io gli occhi chiusi mi concentro solo ed esclusivamente sul qui ed ora e sulla persona che sto trattando. Dopo un primo momento normale come al solito, ho iniziato a sentirmi oscillare. Anche in questo caso non ho detto nulla e mi sono soffermata di più. Ho capito che mio marito non si stava rilassando e stava pensando ad altro. In altre zone mi è capitato di avvertire più calore nelle mani o, alcune volte, anche prurito sui palmi.

Queste piccole sensazioni non le ho avvertite subito ai primi trattamenti ma dopo tanti, tanti, tanti sia su di me che su di lui. Piccole sensazioni che poi tanto più piccole non sono.

Trattare gli oggetti con il Reiki - Altrasalute

Ecco perché non amo utilizzare quei termini di “donatore” e “ricevente”. Durante Reiki si è una cosa sola assieme all’Energia Universale e questo, solo questo, dovrebbe inondare di gioia.

Ribadisco nuovamente che l’operatore Reiki non si sostituisce in alcun modo ad un medico né deve fare alcuna diagnosi, mai. Tuttavia i trattamenti Reiki possono dimostrarsi un valido aiuto di supporto ad altre terapie.

Dunque, perché mi sono innamorata del Reiki?

Perché mi sento in pace, mi sento d’aiuto e mi sento più leggera. Molti auto-trattamenti mi hanno letteralmente calmata in situazioni pesanti. Onestamente, perché non si ci si dovrebbe innamorare dell’amore stesso?

(Il prossimo articolo Reiki lo dedicherò agli amici animali.)

-Isy

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